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mercoledì 19 febbraio 2014

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What am I?

What am I doing?

What I am destined?

For who I am living now that I was alone?



lunedì 14 ottobre 2013

Convicted: Wings clipped.




Faregate Day 1
Carne Fresca! 
Esordisce a gran voce il Chief del posto mentre avanza nel largo corridoio in quel canion di celle. Sembrava essere un qualche santone, che apriva la strada, seguito da un gregge, scortato da secondini armati. Sembrava di partecipare ad una festa: tutti i carcerati erano alle sbarre delle relative celle ed urlavano, si dimenavano, insultavano ed acclamavano la schiera dei nuovi detenuti. Sembrava di essere all’inferno.
Alza quella cazzo di testa, ragazzo!


Ringhia con ferocia Red, alle spalle di un giovane roser intimorito da quello spettacolo. John voltando il capo lo osserva continuare a camminare con il petto gonfio e la schiena ben ritta. Il suo sguardo è pura determinazione. È lo sguardo di coloro che ci sono già passati, e ne sono usciti in un modo o nell’altro. 


Si tratta del “Benvenuto” una procedura che i secondini adorano effettuare ogni volta che gli arriva un nuovo carico di detenuti, i quali vengono intimoriti ancor prima di ambientarsi. La distanza tra l’entrata nell’area celle e la zona d’inserimento misura più di sessanta metri di distanza, percorsi fra urla, schiamazzi e grida di scherno. Red e Klaus se lo aspettavano. Si aspettavano che John potesse diventare la nuova preda di quel posto. Il nuovo ragazzino da tormentare al punto da portarlo ad impiccarsi con le lenzuola della sua branda.
Bene, ammasso di letame. Queste sono le regole. Qui comando io, non fate cazzate e restate in vita, il più possibile. Più detenuti respirano in questo luogo dimenticato dal vostro Dio, più l’Alleanza paga il boss. Ed ore spogliatevi, razza di finocchi !
Dopo il benvenuto iniziavano le pratiche più umilianti. 


Benché le docce fossero funzionanti, i secondini preferivano schierare i nuovi arrivati contro la parete ed utilizzare gli idranti a canna per lavarli tutti. A seguire: le perquisizioni corporali ed i soldati alleati armati, quando si doveva umiliare un detenuto, non mancavano mai. Infine veniva concesso ad ognuno di loro una paio di scarpe senza lacci, un paio di calze e mutande, una maglia bianca ed una divisa grigia. Niente di più, niente di meno. 


John poteva sopportare tutto. Era un sopravvissuto. Nato dalla guerra, e cresciuto per le fogne di un pianeta popolato dalla peggior feccia del ‘Verse. Poteva farcela. Poteva scontare la sua pena con Red e Klaus al suo fianco. Ne era convinto.


Fino a quando non arrivò lo smistamento. A nessuno di loro era permesso di stare nella stessa cella con un altro nuovo detenuto. Ognuno dei nuovi detenuti veniva assegnato ad una cella già occupata da un vecchio detenuto. Quello cominciò a minare la sicurezza del giovane cecchino. Si ritrovò davanti la cella a sbarre chiuse, dietro di esse un bestione sudaticcio e stempiato. Al suo fianco destro, una guardia armata. Davanti alla cella che si trova alla sua sinistra, un silenzioso Klaus. John volta il capo ora osservando l’area in cerca di Red, ritrovando poi il volto di Klaus intento a negare.

Celle Aperte!

giovedì 11 aprile 2013

Only dust on my feet



Moltissimi anni fa, qualcuno mi raccontò una storia. Una leggenda.

Si parlava di angeli. Angeli caduti dal cielo.  Si palava della nascita dei Diavoli.

Non ricordo perfettamente la storia, ma una cosa mi rimase in mente fin dalla prima volta che ebbi la fortuna di sentirla. I diavoli nacquero per il troppo amore nei confronti di Dio. La leggenda raccontava come gli angeli più vicini al Signore lo amassero a tal punto da non rispettare la sua scelta di creare ed amare, nonché rendere prediletti, i nuovi figli nati dalla terra. Loro, gli angeli, erano da sempre gli unici figli di Dio, erano nati dal fuoco e dal suo respiro, mentre gli umani erano nati dalla terra sporca di un pianeta inospitale. Non erano come loro, non erano elevati e fin da subito si erano dimostrati rozzi, inopportuni… degli animali dediti ad uccidersi a vicenda, dediti alla guerra. E questo per loro era inammissibile. Loro così potenti e dediti al loro signore, gli altri così infimi deboli che arrancavano per ottenere sempre più. Ma il Signore non cedette, amava i suoi figli tutti e chiese agli angeli a lui più vicino di fare altrettanto. Ma gli angeli non accettarono questo affronto, non accettarono di amare e sottomettersi agli ultimi arrivati, agli esseri infimi, neanche quando il Signore spiegò loro che si comportavano in questo modo perché desideravano anche loro l’amore da parte sua, da parte loro. Desideravano la beatitudine.
Si ribellarono, vennero cacciati dal paradiso e caddero.

Diventarono degli angeli caduti, caduti dal cielo, cacciati dal paradiso e dalla cerchia più vicina al signore. La forza di quel gesto era tale, che nell’impatto con la terra persero tutto e crearono un cratere così enorme da essere allo stesso tempo vuoto. Rimasero soli, soli con se stessi. Privi di beatitudine, allontanati dal loro Signore, soli con un amore che divenne rabbia verso i mortali, che divenne odio verso il loro Dio.

Così nacquero i diavoli.

E noi siamo uguali?

Noi siamo uguali.

Siamo diavoli nati dalla polvere della guerra, risorti dall’inferno. Siamo la nuova generazione di diavoli che sa cosa ha perso e che vuole riottenerla. Amiamo così tanto l’umanità tutta da non permette a nessuno di privarla della libertà, della libertà d’agire, d’amare di vivere senza costrizioni. Noi siamo dei diavoli ma siamo soprattutto gli angeli caduti di questo universo corrotto. Angeli che si macchiano del sangue di ogni guerra, ci spezziamo le ali per i nostri compagni e per la gente che non ci conosce.

Siamo angeli caduti. E continuiamo a cadere, ad inciampare, ad arrancare.

Le colonne portanti del mio universo mi stanno attorno e continuano a sgretolarsi, ad ammaccarsi. Sono tutte li che mi guardano. Mi trovo in un santuario e giro su me stesso a notare come quelle colonne a me attorno assumano il volto delle persone che amo, che ammiro, che stimo. E se un tempo quelle statue erano belle e maestose, di volta in volta guadagnano graffi, crepe, scalfitture. Perdono pezzi. Vedo i loro volti. Jack, Red, Eir, Eivor, Klaus, Sun, Liberty ed ora Sam. Sono li intorno con un braccio alzato a sostenere la volta del futuro ed un braccio a stringere il proprio Mauler. Mi giro e mi rigiro, li guardo e li riguardo, sgretolarsi divenire a mano a mano polvere.
Ed io?

Io ne sarò mai all’altezza? Troverò il mio posto fra quelle colonne? Sosterrò anche io la volta del futuro? Non voglio essere l’unico a stare sotto quella volta.

Lo fanno per me.

Vogliono creare un futuro per me.

Tengono alta la volta per me.

Ed arriverà il giorno in cui la volta resterà finalmente alta nel cielo, senza alcun loro sostegno. Ma arriverà anche la volta in cui loro saranno solo polvere.

Only dust, on my feet.